LA STORIA

“Occorre restituire la carne a uno degli elementi originari, riducendo la parte materiale del cadavere a una delle quattro patrie della morte: aria, acqua, terra e fuoco”. Gaston Bachelard

CON LA MORTE SI RICONSEGNANO I CORPI AD ARIA, ACQUA TERRA O FUOCO

Qualcuno nella preistoria comincio è prendersi cura dei suoi morti: è diventato un uomo.

C’è qualcosa, come sostiene Edgar Morin nel suo libro dedicato alla morte, che segna drasticamente il passaggio da uno stato di natura a quello pienamente umano. “Ai confini della terra di nessuno” un segno testimonia la nascita di un’umanità consapevole: appare la sepoltura, prima e sensibile preoccupazione di una comunità e dell’individuo per la morte.

Gli uomini della preistoria vengono sotterrati a immagine e somiglianza dei vivi: accanto a loro hanno cibo, armi, vestiti, desiderio, rabbia, risentimenti. Il loro scheletro è dipinto con il color del sangue: “Una nuova vita li attende come prolungamento indefinito dell’esistenza”.

Essa è intesa come un sonno, un viaggio, un ingresso nella dimora degli antenati; è avvertita come un evento che produce un vero e proprio cambiamento di stato, un qualcosa che modifica la sequenza normale della vita.

Occorreva poi restituire la carne a uno degli elementi originari, riducendo la parte materiale del cadavere a una delle quattro patrie della morte: aria, acqua, terra e fuoco.

Ci si rende conto che il morto non è che un essere vivente comune: lo si compone con riti speciali, lo si sotterra, lo si brucia, lo si copre – in modo tale da celare agli occhi quello stato deforme e orrendo che man mano appare nel ciclo inarrestabile della decomposizione del corpo. Da questo orrore – l’orribile decomposizione – traggono origine tutte le pratiche cui ricorse l’uomo, sin dalla preistoria, per accelerare e nascondere il processo di disfacimento. Imbalsamazione, cremazione ed endocannibalismo per evitarla; inumazione e tumulazione per nasconderla in seno alla terra, l’abbandono in balia delle acque e negli infiniti spazi dei deserti per allontanarla.

LA SCELTA CREMAZIONISTA

La cremazione porta al di là del confine del corpo non verso il basso, ma verso l’alto.

“Lascia che un rogo purificatore porti a compimento la cremazione del tuo corpo, permettendo così alla natura di completare più rapidamente il suo corso”.

In questa epigrafe, che si trova all'ingresso del Tempio Crematorio di Torino, è sintetizzata la “quaestio” ontologica del movimento cremazionista. Da sempre il rapporto dell'uomo nei confronti del processo biochimico della lenta ed inesorabile decomposizione della salma è stato caratterizzato da sentimenti di disagio, di sconcerto, di intima ribellione. Da sempre questo progressivo disfacimento delle membra è stato considerato come un'offesa alla dignità dell'uomo oltre che un pericolo dal punto di vista igienico-sanitario.
Per questo, in tutte le civiltà, si è provveduto a formulare riti e procedure allo scopo di prendere le distanze, di allontanare questo avvenimento dalla comune percezione. Per alcune culture è un allontanamento fisico e puramente sensoriale (inumazione, tumulazione), in altre diviene il tentativo di fermare il processo stesso (imbalsamazione), in altre ancora si attua con una volontaria accelerazione dei processi ossidativi naturali attraverso il fuoco (cremazione).
Il pensiero “cremazionista” intende non soltanto rispondere razionalmente al bisogno sopra descritto ma vuole anche proporre una simbolica alternativa al “ritorno alla terra” od all'ingenuo tentativo di “fermare il tempo”. Intende orientare la direzione che porta al di là del confine del corpo non più verso il basso ma verso l'alto. Intende contribuire a reinterpretare nel modo più alto infatti il rapporto esistente tra corpo e natura, tra tempo e vita. Intende così delineare una più liberante distinzione tra l'ordine della materia e del tempo e quello che dalla materia e dal tempo si distingue, prescinde e viene separato, da ciò che nella memoria o, negli spazi dello spirito, la supera e le sopravvive.

(Tratto da www.cremazione.it)

La vita differenzia, la cremazione uguaglia.

Con la cremazione tutti sono sullo stesso piano, senza riguardo al patrimonio, alle ricchezze o alle convinzioni personali. E senza differenze di tombe. La vita differenza, la cremazione uguaglia. Le cellette di SOCREM Bergamo (per chi le sceglie) garantiscono una continuità del ricordo, una dimora del corpo ormai incorruttibile a seguito della cremazione.

Le Chiese riformate e la Chiesa ortodossa in relazione alla cremazione.

Le Chiese riformate non hanno mai sollevato alcuna obiezione teologica o pastorale sulla cremazione.
Per i fedeli delle Chiese Ortodosse invece la pratica della cremazione risulta tuttora interdetta.